Boccaccio, scomparso un altro pezzo di italianita’

*PS: nelle foto di Tony Pavia, Paolo Rossi al Boccaccio con Tony Cipriani, Roberto Iarusci, Carmen Principato;Sparano mentre soffia sulle 30 candeline posizionate sulla torta celebrativa dei suoi primi 30 anni al Corriere di una volta (il mitico compianto Gabriele applaude); tavolata al Boccaccio con tre arbitri internazionali Carlo Longhi, Pierluigi Magni e Rosario Lo Bello – con il collega italocanadese, anche lui internazionale, Tony Evangelisti, e i tre “top gun” dei media italocanadesi, Paolo Canciani, Alfonso Ciasca, Nicola Sparano.

(Il ristorante del Columbus Centre chiude dopo 46 anni. Vi hanno pranzato i big della politica, dello spettacolo e dello sport in visita dal Bel Paese).

di Nicola Sparano

“Sic transit gloria mundi” esclamavano i romani  per dire che le glorie del mondo sono effimere.

La locuzione latina nacque per ricordare al potente di turno che oggi sei qualcuno ma domani potresti essere nessuno.

Sic transit gloria – nella circostanza attuale si riferisce alla irreversibile erosione della nostra identita’ tricolore.

Come a dire che Toronto continua perdere pezzi di italianita’.

Se n’e’ infatti andato un altro nostro punto d’incontro, il   Boccaccio del Columbus Centre.

Il Boccaccio e’ l’ultimo in ordine di tempo dei ristoranti italiani-italiani che ha cessato l’attivita’ dopo aver soddisfatto l’appetito di coloro che hanno lasciato il Bel Paese dal dopoguerra in poi.

Qui ne ricordiamo alcuni scusandoci per le omissioni dovute alla cattiva memoria: Venezia, San Marco, Sidewalk, Giovanna, Gigi, Famee Furlane, Piccolo Mondo, Esco Pazzo, recentemente Mastro e Boccaccio.

Queste perdite sono significative perche’ chiudono l’epoca d’oro della   crescita economica, politica e, oserei dire, anche culturale della nostra comunita’.

Personalmente ho trovato, trovo e trovero’ uno terribile senso di malinconico sconforto quando osservo i campi di bocce invasi da erbacce e quando mi rendo conto che basta una mano di vernice per annullare mezzo secolo di storia nel caso di club che cessano di esistere perche’ non c’e’ il rinnovamento generazionale.

I nostri giovani continuano a sentirsi orgogliosamente italiani, mangiano, vestono e tifano Italia, ma raramente sono interessati ad avere una vita sociale come quella delle vecchie generazioni.

It is what it is, la vita di oggi e’ quella che e’.

Accettiamolo certamente con rimpianto, ma anche con la consapevolezza di aver aver dato giovani la possibilita’ di vivere alla canadese pur restando italiani dentro.

Tornando al Boccaccio, ecco qui una breve cronistoria di chi lo ha frequentato negli anni del suo massimo splendore e disertato quando lo hanno spogliato di tutto quello che aveva di italiano:  le foto dei grandi artisti staccati dalle pareti, la musica tradizionale italiana, e soprattutto la sostituzione del suo chef storico Gino Marchetti .

La “deitalizzazione” del Boccaccio coincise con l’avvento di una nuova gestione del complesso Villa Charities che nel tentativo di migliorare le cose fini’ per peggiorarle tanto e’ vero che  poco dopo si rischio’ di perdere il Columbus Centre per far posto ai grattacieli.

Per fortuna il progetto falli’, ma il Columbus Centre non e’ piu’ quello di un tempo, i servizi offerti sono diminuiti cosi’ come i frequentatori del centro, da qui la chiusura non solo del Boccaccio ma anche del Caffe’ 500. E’ prevedibile, purtroppo, che quanto prima il direttivo e i loro amici palazzinari proveranno a trasfomare lo storico Columbus Centre in un banale conodominio.

A proposito, anche il futuro di Villa Colombo e’ incerto. Il complesso e’ vecchio e fatisciente, avrebbe bisogno di milioni per ristrutturarlo ma il governo stenta a sovvenzionare ed i grandi finanziatori italiani non ci sono piu’, i vecchi sono morti, i nuovi latitano.

Il ristorante all’interno del Columbus Centre fu aperto l’11 ottobre 1980 il giorno dell’inaugurazione del centro sportivo che e’ stato per almeno quattro decenni il luogo dove che la la comunita’ ha orgogliosamente ha intrattenuto le personalita’ in visita dall’Italia.

Al Boccaccio hanno cenato o pranzato artisti di cui andare orgogliosi  tra i quali Luciano Pavarotti, Sofia Loren,  politici di primissima fascia,     innumerevoli personaggi sportivi tra i quali Bearzot e la nazionale campione del mondo del 1982 e il mitico Polo Rossi che al Boccaccio venne a  reclamizzare un vino toscano. Al Boccaccio si fermo’ per un caffe’ anche Giulio Andreatt1 in visita ufficiale. Mentre attraversava l’atrio del Columbus Centre lo informai che la Roma aveva vinto e che Totti aveva segnato. Andreotti mi prese sottobraccio,  mi chiese informazioni sulla partita mentre gustavamo un caffe’, da quel dialogo di cinque minuti scrissi un articolone sul Corriere di una volta.

Ad un  tavolo del Boccaccio chiesi a Berazot se il fumo della pipa gli  avesse impedito di vedere i tre gol con i quali gli azzurri batterono la Germania e l’Italia divenne campione del mondo. Il Ct sorpreso dalla inusuale domanda ci mise un attimo a rispondere: ”Non ricordo se la pipa era accesa, ma quei gol li ho visti benissimo e li ricordo caramente”.

Anche noi quei gol li ricorderemo caramente, come ricorderemo il Boccaccio.

 

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