Trump all’Italia: “Cacciate i medici cubani”

Lo spaccone arancione per rifarsi dalla figuraccia rimediata  contro i Big (Cina e Iran) sposta il tiro sulla piccola isola chiamando in causa anche la Calabria

di Nicola Sparano

 

Donald, si sa, e’ forte coi deboli e debole coi forti. In Iran non riesce a  cavare un ragno al buco, e’ piu’ da un mese che inutilmente bombarda e chiude/apre  lo stretto. Dal boss cinese XI e’ andato col il cappello in mano ed e’ tornato con la coda tra le gambe e l’avvertimento/minaccia/promessa di tenere le mano lontano da Taiwan altrimenti saranno hazzi amari .

Come fa sempre quando le cose complicano, lo spaccone arancione ha provato a distrarre l'opinione pubblica dal caso Jeffrey Epstein con il Venezuela e Maduro, poi quando non e’ bastato, attaccando l’Iran impantanandosi in una guerra che sta facendo schizzare in altissimo il costo delle vita in tutto il mondo,   America inclusa.

Quindi, dopo aver preso pesci in faccia dai cinesi, lo spaccone arancione ha ripreso la campagna contro Cuba. Non contento di aver ridotto  il paese alla fame, il forte coi deboli e debole coi forti ha spostato il tiro sulla Calabria imponendo che la regione caccia via i mille medici cubani che da circa tre anni stanno tappando quale falla importante della traballante situazione sanitaria.

  “Più di una volta sono stata sul punto di chiudere interi reparti per mancanza di personale”, dichiarò,

quando la crisi sembrava invincibile, Lucia Di Furia, direttrice generale delle strutture

ospedaliere reggine. Ciononostante, poche settimane fa, si presenta nell’ufficio

di Roberto Occhiuto, presidente della Regione, Mike Hammer, incaricato d’affari Usa a

Cuba  che chiede di liberare la Calabria dai medici cubani, rimandarli all’Avana.

Occhio alla richiesta ha risposto: “Con chi li sostituisco? Ci sono medici americani in giro?”.   

“Ho detto ad Hammer - ha spiegato Occhiuto dopo l'incontro - che i medici cubani che stanno consentendo di mantenere aperti gli ospedali e i pronto soccorso della Calabria sono ancora una necessità per la nostra Regione, perché la mia priorità assoluta è quella di assicurare il diritto alla cura dei cittadini calabresi che già hanno un sistema sanitario in condizione di grande difficoltà. Ai miei interlocutori ho anche spiegato che avevo in animo, in questo 2026, di incrementare la missione dei medici cubani fino a 1000 camici bianchi caraibici". 

I medici sono la risorsa più importante e la principale fonte di esportazione di Cuba, sia in patria che all'estero.

Esportare servizi medici è una delle principali voci economiche di Cuba, fruttando allo Stato cubano tra i $6 e gli $8 miliardi all'anno. I contratti internazionali prevedono compensi elevati pagati dal Paese ospitante, ma la quasi totalità della cifra viene trattenuta dal governo.  

Il sistema di suddivisione dei guadagni funziona in modo molto specifico:

  • I ricavi dello Stato: I Paesi o le organizzazioni estere firmano accordi direttamente con agenzie governative cubane (es. CSMC). Ad esempio, in accordi recenti come quelli per i medici impiegati in Calabria, l'ente pubblico italiano versa circa ($4.100) o ($4.700) al mese per singolo medico. In passato, per accordi con nazioni come il Brasile o il Qatar, lo Stato ha incassato entrate per miliardi di dollari all'anno.

  • Cosa rimane al medico: Al professionista, a seconda del contratto e del Paese ospitante, viene in genere corrisposto solo un compenso che oscilla tra il (10) e il (25) del valore totale.

  • Perché lo fanno: Nonostante la percentuale trattenuta sia altissima (giustificata dal governo cubano per coprire i costi del sistema sanitario nazionale e della formazione gratuita), la cifra che rimane al medico all'estero è notevolmente superiore a quella che guadagnerebbe lavorando in patria, dove gli stipendi nazionali si aggirano in media sui ($30-$50) al mese.   

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