Donald come il Marchese del Grillo
(Trump continua con i suoi piani nebulosi. Uno scommettitore punta $30.000 e incassa 400.000. Nell’assalto a Maduro morti 32 difensori, un solo ferito tra gli attaccanti).
di Nicola Sparano
“Io so io voi non siete un cazzo”.
Lo disse famosamente Alberto Sordi nel film Il Marchese del Grillo.
Ora a dirlo e’ il bounty hunter, cacciatore di taglie, Donald.
Sul blitz “vado/l’arresto/e/torno” azzardo alcune personalissime considerazioni poco evidenziate dai big media.
L’attacco al complesso militare dove e’ stato preso da Maduro ha causato 32 morti ed un ferito.
I 32 morti erano cubani che agivano da guardia del corpo della vittima, l’unico ferito era uno degli attaccanti americani.
Sara’ stata, immagino, come la scena di un film di cowboy contro indiani dove a morire sono sempre e soltanto i poveracci con le penne.
Come mai le guardie del corpo sono state sterminate senza quasi sparare un colpo?
Anche qui c’e’ odore di dollari, la faccenda puzza di tradimento.
E’ chiaro che Maduro e’ stato venduto da qualcuno per la taglia di 50 milioni, per la promessa di potere, o tutti e due.
Se Darcy Rodriguez ha fatto il Giuda i suoi 30 denari sono stati la carica di presidente.
Se a farlo sara’ stato qualcuno delle cerchia di Maduro, probabilmente lo avranno portato negli Usa – magari sullo stesso aereo che trasportava Maduro e signora - per metterlo al sicuro dai veri amici del dittatore deposto e fargli godere il malloppo della taglia.
Ma questo ipotetico avra’ davvero i 50 milioni promessi?
Donald, infatti, e’ famoso per promettere, poi fa marcia indietro e si rimangia tutto.
“We will run the country”, noi controlleremo il paese, ha detto Donald senza spiegare un cavolo, perche’ i sui piani sono sempre nebulosi.
Controllare come? Ora come ora non e’ cambiato nulla, il neo presidente Darcy Rodriguez e’ a capo del sistema che ha tenuto al potere il dittatore Maduro. Il che presuppone che Donald intenderebbe fare il puparo imitando Giuseppe Tomasi di Lampedusa con la famosa frase "tutto deve cambiare perché tutto resti come prima".
Il petrolio venezuelano e’ pesante, da esso si produce anche il catrame.
E’ chiaro che Donald cerca di asfaltare mezzo mondo.
“Non e’ finita qui”, continua a ripetere.
Infatti, dopo le minacce a Groenlandia, Colombia, Cuba, Messico e Cina, ha bloccato una petroliera venezuelana che la Russia si preparava a scortare con un sottomarino presumibilmente nucleare.
Non siamo ai livelli del blocco navale ai tempi della crisi dei missili di Cuba - avvenuta nell'ottobre 1962, fu il momento più pericoloso della Guerra Fredda, portando gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica sull'orlo della guerra nucleare – ma ci stanno pericolossimamente avvicinando alla catastrofe.
Il primo figo del bigonzo a stelle strisce sta agendo in base all’assioma “pace attraverso la guerra”.
Auguriamoci che non sia una Pax Romana, quella che prevedeva la trasformazione dei paesi conquistati in un deserto.
Donald afferma da sempre di voler rifare grande l’America, per ora sta arricchendo se stesso, la sua famiglia e tutti i suoi compari sostenitori che sfruttano pro domo loro situazioni ed informazioni privilegiate.
In pochi hanno riportato che su un sito statunitense di scommesse qualcuno aveva puntato 30.000 (trentamila) dollari che nel giro di 48 ore Maduro sarebbe stato rapito e portato negli Usa.
L’anonimo scommettitore ha incassato 400.000 (quattrocentomila) dollari.
Chi pensate avesse quella informazione che sa tanto di inside trading (informazioni privilegiate)?
Che Maduro fosse in figlio di buona donna e’ risaputo ma c’era anche chi andava bene.
Io ero a Punta Cana il mattino dopo il fattaccio, in spiaggia c’erano due gruppi venezuelani: un gruppo esultava, chi quasi piangeva doveva essere della cerchia dal dittatore che presupponeva la fine della cuccagna.
Maduro era un dittatore, andava deposto a non nel modo voluto da Trump.
E se l’avesse fatto per distogliere l’attenzione mondiale dal coinvolgimento nel sordido affare con il pedofilo suicida Epstein?
Ipotesi plausibile, no?
Una cosa e’ comunque certa: “Non e’ finita qui”.