L’impero americano scricchiola di brutto


di Joe Giampaolo


Vi state chiedendo che cosa stia succedendo davvero negli Stati Uniti? Molti parlano di un crollo della nazione statunitense, altri di un risorgimento del paese. Queste diverse opinioni sono basate ovviamente su visioni individuali della politica, dell’economia e anche della religione. Adesso proviamo a capire cosa sta succedendo negli Stati Uniti con un occhio alla storia e alla psicologia di massa.

Trump e i suoi sostenitori stanno portando gli Stati Uniti verso una chiusura non solo dei confini in senso geografico ed economico (i famosi dazi!), ma soprattutto in termini di cultura.

A che è dovuto questo risorgere del senso di patria, di religione e di cultura “bianca” in America e in altri paesi a trazione populista?

Per capirci, lo slogan di Giorgia Meloni "Io sono Giorgia, sono donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana" Sono questi  veri valori o sono idoli falsi?

Ci viene spontanea questa domanda perché non è un fenomeno nuovo dovuto a eventi recenti negli ultimi decenni (immigrazione, comunismo, alte tasse, ecc.), come ci fanno credere i politici di destra a livello mondiale.

Questo fenomeno (Trump e il populismo) è, storicamente parlando, la fase finale di un crollo di un impero che si rivolge su se stesso per procrastinare l’inevitabile fine.

Stessa cosa successe con l’impero romano, quando Costantino cercò di fermare la disintegrazione dell’Impero cercando di coagulare l’intera popolazione sotto un solo uomo (Costantino), una sola patria (l’Impero Romano) e una sola religione (il Cristianesimo).

È successo con il fascismo e il nazismo lo scorso secolo; è successo con l’Unione Sovietica, anche se senza l’aspetto religioso, perché l’idolatria di massa, per loro, si doveva dirigere solamente verso lo Stato.
Questo fenomeno del populismo è appunto una dichiarazione di sconfitta dell’America e del mondo occidentale, una resa ufficiale a nuove potenze economiche (e culturali come la Cina, la Corea del Sud, il Vietnam, l’Indonesia e, soprattutto, l’India. Si cerca, con il protezionismo, di continuare a mungere fino alla fine un sistema economico al collasso, per permettere ai miliardari di accumulare il più possibile di soldi nei prossimi decenni, dando alla popolazione che è ridotta sul lastrico da dazi e salari da fame, il senso di una vittoria nazionale, religiosa e culturale sul nemico comune (gli immigrati, gli infedeli, gli stranieri).

 Stiamo parlando del manuale del fascismo 101.

A questo sono dovute tutte le fake news e le conspiracy theories diffuse dalla destra mondiale.

Ci dicono che la crisi climatica non esiste perché devono vendere più petrolio.
Come facciamo a capire che l’idolatria (o la stupidaggine) di un paese è arrivata al massimo?

Quando si convince la popolazione a pagare di più per i prodotti locali molto più costosi e di qualità inferiore, perché sono le sole cose che si possono permettere.

Simile alla situazione dei sovietici quando, per acquistare una macchina, l’unica possibilità era quella di comprare una Lada locale, spartana e di bassissima qualità.

Si capisce che siamo arrivati alla frutta quando i gruppi religiosi cristiani degli Stati Uniti sono contenti del governo in carica anche se il senso morale della nazione è arrivato ad un livello orribile di brutalità e perversione (l’Olocausto per i fascisti e i nazisti del secolo scorso, i campi lager per gli immigrati,  gli Epstein files degli americani moderni).
Insomma, la storia ci insegna che più che un risorgimento dell’America, stiamo osservando in tempo reale alla disintegrazione di un impero.

 

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