Mario Borsato lo sportivo coi baffi, in tutti i sensi
(Sara’ inserito sul Wall of Fame. E’ stato tra gli ideatori e realizzatori del Villaggio Azzurro contribuendo al mantenimento del complesso anche grazie ai tornei di golf).
Mario Borsato mentre festeggia con pizza e ombretta
di Nicola Sparano
TORONTO – Nel calcio italocanadese di Toronto nessuno ha avuto i folti baffi quasi a manubrio di Mario Borsato al quale il Club Azzurri conferira’ un attestato di stima particolare - special recognition – nel corso della settima edizione del Wall of Fame che si terra’ giovedi’ 23 aprile presso Venue Event.
Il significato di attestato di stima è un riconoscimento formale che valorizza l'impegno, le capacità e il valore professionale o personale di un individuo, nella circostanza appunto Borsato.
Mario, infatti, ha fatto parte integrante ed importante degli Azzurri sin da 2000. Sempre nel comitato direttivo, per tre anni presidente, e’ stato tra i promotori della costruzione della sede del club contribuendo anche alla raccolta fondi attraverso l’organizzazione di tornei di golf.
Il diciannovenne Mario non aveva ancora i suoi mitici baffi quando arrivo’ in Canada, era il 1964, alle spalle 12 anni di calcio.
Era un ragazzino di 11 anni quando inizio’ a giocare nell’oratorio del suo paese che si chiama proprio Paese, una cittadina in provincia di Treviso. A 17 anni divenne titolare della prima squadra che a quel tempo militava nel campionato di Promozione.
Giungendo a Toronto quando non aveva ancora compiuto 19 anni scopri’ che qui il calcio era chiamato soccer e che c’era una squadra che andava per la maggiore, Toronto Italia.
- Provasti con l’Italia…
“L’allenatore capo era Hector Marinaro, gli allenamenti li dirigeva Giorgio Piotti che e’ appena deceduto, ne approfitto per far giungere alla famiglia le mie sincere condoglianze. Si vedeva che Giorgio era un calciatore superbo con la classe ed il tocco di palla degli argentini. Dopo tre sedute di allenamento mi avrebbero dato la chance di restare nella rosa, ma scelsi di darmi al lavoro”.
- Poi pero’ tornasti a giocare…
“Fino al 1973 ero nel Cooksville Soocer Club che allora militava nella T&D, fummo promossi dalla seconda alla prima divisione. In seguito ho fatto parte del Mississagua West Soccer partecipando in giro per il mondo a tornei per Onver 35”.
- Il che ruolo giocavi?
“Ero stopper, ora si direbbe difensore centrale”.
- Ricordi una partita in particolare?
“Quella che vincemmo 39-0, trentanove a zero - ricorda sorridendo – contro una squadra giovanile del Treviso. Per andare nella finale del campionato junior – ricorda Borsato - dovevamo vincere con piu’ di 14 gol di scarto, ne facemmo 39. Ad un certo punto l’arbitro voleva sospendere la partita per palese inferiorita’ degli avversari. Non ricordo quanti gol feci personalmente, io giocavo da stopper, avevo un tiro potente, segnavo spesso su punizione”.
- Come mai un trevisano si e’ trovato a far parte di un club fondato e diretto principalmente da gente del Sud?
- “Per amore del calcio, naturalmente. Allora il club era in una fase di transizione, avevano bisogno di sangue e idee nuove. Voglio comunque precisare che il mio scegliere un club del sud mi e’ costato qualche amicizia tra i compaesani piu’ rigidi sul… noi e loro”.
- Per 18 anni hai unito l’utile al dilettevole, giocando a golf hai raccolto un sacco di soldi per gli Azzurri. Quanti?
- “Esattamente non direi, ma alcune migliaia”.
- - Chi era il piu’ forte al golf, e il piu’ scarso?
”Eravamo quasi tutti sullo stesso livello, avevamo un handicap 12 o 13”.
- Sei rimasto sorpreso dall’eliminazione dell’Italia…
“Deluso e disgustato come tutti gli italiani del mondo. Il calcio italiano paga per non coltivare i giovani, non ci sono piu’ i vivai dei quali gli oratori erano la prima linfa. Il bello, o il brutto se preferite, e’ che non si ha un piano, una strategia per fare in modo che dai campi di periferia escano elementi in gradi di riportare la nostra nazionale ai livelli che gli cometono”.
- Al mondiale senza l’Italia, Canada contro Bosnia, Svizzera e Qatar…che ti aspetti dal Canada?
- Possibilmente che superi il primo turno. Da quello che si e’ visto la squadra ha 1) ottimi elementi, due giocano in Italia (David nella Juve, Kone’ nel Sassuolo); 2) grande corsa e grande cuore. Fatemi pero’ dire che se fosse venuta l’Italia forse non mi sarei potuto permettere il costo del biglietto”.
- - Sarai sul Muro dei famosi, cosa hai provato quando te l’anno detto?
- “Mi sono sentito ed onorato, ma anche un po’ sorpreso perche’ sembrava che si fossero dimenticati del sottoscritto. Quando l’ho detto a figli e nipoti ed ho visto la loro reazione mi sono sentito orgoglioso”.
- **Nelle foto, primo piano di Borsato, Mario nella sede del Villaggio Azzurri con, destra, il compianto Adriano Di Girolamo e con l’autore di questi scatti Joe Mancuso.