La nazionale e Mancio, l’alluce mi duole per colpa di Cabrini
di Nicola Sparano
Alla prima apparizione di frescura invernale e ogniqualvolta l’Italietta nostra si accinge a giocare qualche partita importante, dalle ossa dell’alluce mi partono coltellate di dolore che sono peggio, o alla pari di quelle causate dalle sciarriate (litigate in alcune parti della Trinacria) tra le maligne pietruzze che abitano abusivamente negli organi a forma di fagiolo, quelli volgarmente conosciuti come reni.
Alluce? Cosa e’ diranno coloro che non hanno individuato il nocciolo della lunga introduzione.
L’alluce sarebbe il primo dito del piede, detto volgarmente ditone, in inglese big toe.
Che ci azzecca il binomio ditone/dolore, direte voi.
La storia, vecchia e gloriosa, risale al 1982.
Era l’anno del trionfo inaspettato e sospirato dai nati prima e appena dopo la seconda carneficina mondiale.
Quattro anni prima, a quel trionfo l’Italietta ci era arrivata vicina ma inciampo’ sui velenosi tulipani (picchiarono il povero Pablito a palla lontana senza che l’arbitro facesse una piega, io c’ero, lo vidi, lo giuro) e si fini’ con la medaglia di cartone al quarto posto.
L’11 luglio di quel benedetto anno ero in redazione, da solo come ho sempre fatto in occasione delle partite veramente importanti.
Prima del fischio d’inizio avevo toccato ferro, eseguita la beneaugurante sgrullatina agli strangugliones e lanciato un quintale di fatture verso i crucchi di Rommenigge.
Mi aspettavo, ci aspettavamo la vittoria ma “non dire gatto se non l’hai nel sacco (Trap dicit)”.
Quando Cabrini, terzino fluidificante, oggi si direbbe difensore laterale, prese la calce del dischetto e mando’ fuori il rigore, io sferrai una formidabile pedata alla scrivania.
A botta calda non avvertii dolore tanto era la delusione per la grande chance perduta.
Poi l’alluce/ditone/big toe mi fece santiare sino al 57.mo quando il sia semprebenedetto Pablito (Rossi) fece crollare il muro dei crucchi. La goduria raggiunse l’apice con la bomba di Schizzo (Tardelli) seguita da un urlo alla Tarzan che chiama gli elefanti. Poi a mettere la ciliegina sulla torta ci pensa Spillo (Altobelli) dopo un vai-e-dai a tre in area che sembrava opera di brasiliani.
Fini’ con la grande festa di St. Clair fiore all’occhiello del popolo italico di Toronto ed io vi partecipai zoppicando e santiando tra un grido e l’altro We are number 1.
Quel dolore al big toe mi rispunta dint’ ‘a capa capa (napoletano, dentro la testa) non appena winter is coming e quando l’Italia scende in campo.
Oggi, con l’iverno alle porte, c’e’ il ritorno del figliuol prodigo all’incontrario, Mancini Roberto.
All’incontrario perche’ il Mancio non e’ tornato alla casa del padre (FiGC) con le pezze al culetto, ma con quei tanti milioni con i quali i cammellieri lo sedussero lasciando la nazionale sull’orlo del baratro e con un piede sulla buccia di banana,
Il Mancio fece la sua scelta, pensando ai cacchi suoi e non alla situazione dell’Italia che falli il terzo appuntamento mondiale di seguito, quello che avrebbe portato l’Italia a giocare nientedimeno che a Toronto.
Figlio ingrato, il primo commento, poi a patatrac avvenuto valanga di escrementi virtuali ma lo stesso ben poco profumati.
Dopo aver fatto i soldi, tanti ed anche un po’ puzzolenti, il Mancio e’ tornato in patria per, come dire, rifarsi la reputazione.
Se risolleva le sorti della madrepatria azzurra il volgo lo applaudira’ al grido di scurdammece ‘o passato, che e’ il mantra tipico degli ambienti politici dove anche il piu’ nero della pece trova il modo di diventare bianco come la prima neve.
Ma e’ difficile che accada, il Mancio si trova in una situazion da mission impossible.
Perche’ anche questa sua Italia e’ figlia di un campionato all’antica, dove i fuoriclasse sono mezze figure e dove si corre sempre e comunque meno di qualsiasi avversario del momento.
A parte la forza, o la non forza, della nostra Italietta, e’ duopo considerare che contro gli azzurri avranno le rispettive dentiere avvelenate l’ex napoletano Lukako, l’Aereplanino Montella (nemo profeta in patria) e, soprattutto Zidane.
Zizou che ha un mondiale da farsi perdonare, e’ appena salito sulla panchina del fu Deschamps e contro gli azzurri non usera’ la testa come arma di offesa (ricordate la capocciata a Materazzi?) ma usera’ i piedi di Mbappe’ per agguantare la vittoria/vendetta.
Se batte ed elimina l’Italia la soddisfazione sara’ doppia.
Tanto per rinfrescare la memoria, al prossimo turno di questo torneo di serie b passano le prime due del gruppo.