Quando Maradona umiliò il “Loco” Gatti

Diego aveva 20 anni, il portiere gli diede del gordito (grassottello) e si prese 4 gol

Maradona e Gatti prima delle partita in cui Diego lo buco’ quattro volte

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(Articolo ripreso dal sito STORIE DI CALCIO)

‍ ‍La storia leggendaria di quando Diego promise vendetta a Gatti e mantenne la parola: 4 gol indimenticabili che fecero applaudire anche i tifosi del Boca.

Era il 1980 quando una semplice intervista si trasformò nel preludio di uno dei momenti più iconici del calcio argentino. Hugo Orlando Gatti, il leggendario portiere soprannominato “El Loco”, rilasciò alcune dichiarazioni su Diego Armando Maradona che avrebbero scatenato una tempesta. Non poteva immaginare che quelle parole, deformate dal passaparola giornalistico, avrebbero spinto il giovane fenomeno dell’Argentinos Juniors a una delle performance più memorabili della sua carriera.

Tutto iniziò con un malinteso, ma finì con quattro gol che restano ancora oggi nella memoria collettiva del calcio sudamericano.

‍ ‍I protagonisti: il veterano e il fenomeno

Nel 1980, Hugo Gatti era già una leggenda vivente del calcio argentino. Aveva debuttato nel 1962 con l’Atlanta e aveva vestito le maglie di River PlateGimnasiaUnión e, dal 1976, del Boca Juniors. Sotto la guida di Juan Carlos Lorenzo, aveva conquistato numerosi titoli e si era guadagnato il rispetto di tutto l’ambiente calcistico. Era un portiere carismatico, dalla personalità forte, che non le mandava a dire.

Dall’altra parte c’era Diego Armando Maradona, appena ventenne ma già considerato uno dei migliori giocatori al mondo. Aveva debuttato in Prima Divisione nell’ottobre del 1976, a soli 15 anni, e in quattro stagioni si era già laureato capocannoniere per quattro volte: Metropolitano 1978 (22 gol), Metropolitano 1979 (14 gol), Nacional 1979 (12 gol) e Metropolitano 1980 (25 gol). Un talento cristallino, ma anche un carattere orgoglioso che non accettava provocazioni.

‍ ‍Le parole che accesero la miccia

Il 29 ottobre 1980, dopo il pareggio 0-0 tra Boca Unión a Santa Fe, il giornalista Oscar Bergesio del quotidiano “El Litoral” intervistò Gatti. La domanda verteva su Maradona e la risposta del portiere, pubblicata il 31 ottobre, sarebbe diventata leggendaria:

‍ ‍«Maradona è un ottimo giocatore, il migliore del momento, che stanno gonfiando in maniera incredibile. Sai cosa mi preoccupa? Il suo fisico… ho la sensazione che tra pochi anni non riuscirà a contenere la sua tendenza a essere un ‘gordito’…»

La parola chiave era “gordito” – grassottello. Il giornalista Bergesio ha sempre sostenuto che Gatti non disse mai esplicitamente che Maradona era grasso, ma che espresse preoccupazione per la sua tendenza a ingrassare. Tuttavia, il messaggio che arrivò alle orecchie di Diego era diverso: il “Loco” Gatti lo aveva chiamato grassottello.

Per un giovane di vent’anni dall’orgoglio ferito, quelle parole erano una dichiarazione di guerra.

‍ ‍La promessa di vendetta

Il meccanismo del “telefono senza fili” fece il resto. Quando la notizia arrivò a Maradona, lui non sentì le sfumature o le preoccupazioni genuine di Gatti. Sentì solo un attacco personale da parte di uno dei portieri più rispettati d’Argentina.

Diego non era tipo da lasciare correre. Confidò al suo manager Jorge Cyterszpiler una promessa che sarebbe passata alla storia:

‍ ‍«Mi ero proposto di fargli due gol, ma dopo quello che ha detto, gliene farò quattro. Prometto che gliene farò quattro. E in qualsiasi modo.»

Una promessa fatta nell’orgoglio ferito di un ventenne geniale, che però aveva l’abitudine di mantenere le sue parole sul campo da gioco.

La partita della vendetta

Il 9 novembre 1980, l’Estadio José Amalfitani di Vélez si preparava a ospitare Argentinos Juniors contro Boca Juniors per la dodicesima giornata del Torneo Nacional. Quarantacinquemila spettatori riempirono lo stadio. Prima del calcio d’inizio, Gatti si avvicinò a Maradona per chiarire la situazione:

«Spero che Diego mi abbia capito. Non ho mai detto che era un grassottello. Ho semplicemente pensato che doveva curare il suo fisico, perché non lo aiuta molto. Con gli anni correrà il pericolo che le sue gambe ingrassino. Niente di più. È il miglior giocatore del paese.»

Ma le scuse arrivavano troppo tardi. Maradona aveva già deciso: quella partita doveva essere il suo momento di rivalsa.

‍ ‍Quattro gol 

La partita iniziò con il Boca in vantaggio grazie a un rigore di Jorge Ribolzi, ma Maradona pareggiò subito, anche lui dagli undici metri. Il copione sembrava quello di una normale sfida di campionato: Silvano Espíndola portò avanti l’Argentinos con un tiro libero, Mario Zanabria pareggiò ancora per il Boca con la stessa modalità.

Poi iniziò lo spettacolo di Maradona. Prima della fine del primo tempo, Diego portò la sua squadra sul 3-2. Era il primo dei quattro gol promessi.

Maradona su punizione realizza la rete del 5-2

Nella ripresa, il talento di Maradona esplose in tutta la sua magnificenza. Il quarto gol arrivò con un controllo di petto in area e un tocco sottile di sinistro. Il quinto fu un altro capolavoro su calcio di punizione, diretto e potente.

Quando Ricardo Gareca accorciò per il Boca sul finale, il risultato era già scritto: Argentinos Juniors 5, Boca Juniors 3. E soprattutto: Maradona 4, Gatti 0.

‍ ‍L’ovazione dei tifosi del Boca

Quello che successe dopo i quattro gol fu forse ancora più straordinario dei gol stessi. Come scrisse il giornalista Pedro Uzquiza su Clarín:

‍ ‍«Maradona… Maradona… Quarantacinquemila anime all’unisono. E la cosa notevole è che più della metà di quei gridi proveniva dalla tribuna popolare, dove era collocata la maggior parte della tifoseria del Boca.»

I tifosi del Boca, la squadra che aveva appena subito una goleada, si alzarono in piedi per applaudire il loro “carnefice”. Era un riconoscimento di genio puro, al di là delle appartenenze calcistiche. Avevano appena assistito a qualcosa di irripetibile.

‍ ‍Da nemici a compagni

Il destino ha spesso un senso dell’ironia particolare nel calcio. Tre mesi dopo quella partita leggendaria, Maradona sarebbe diventato un giocatore del Boca Juniors, la squadra di Gatti. I due uomini che si erano “sfidati” a distanza attraverso i giornali si ritrovarono compagni di squadra.

Insieme conquistarono l’unico titolo che Maradona vinse con un club argentino, prima del suo trasferimento al BarcellonaGatti rimase al Boca fino al ritiro nel 1988, mentre Diego iniziò la sua avventura europea che lo avrebbe portato alla gloria mondiale.

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